In Aria
Explosions In The Sky - Six Days at the Bottom of the Ocean
- A cosa pensi?
Fuori dalla macchina il mondo è fatto umido. Piove da 18 giorni e l’aria è gonfia di uno stato febbrile che sembra fare del giorno un quadro un po’ così. Bagnato. Dai colori liquidi con luce offuscata da tenebre grigie. Pozze ovunque si scheggiano sotto altra pioggia che pare davvero un pianto di un qualche dio dimenticato, in questi 18 giorni che la storia non considererà suoi più.
- A cosa pensi?
- A nulla.
Le mani cercano qualcosa nelle tasche di una giacca verde e nera. Trovano una fiala di vetro viola, piccola con un tappo di gomma blu. Solo il respiro ritmato da segno di vita nel suo corpo stanco, buttato senza una volontà su un sedile di un auto che sosta in un angolo di terra sotto una pioggia che pare non voler smettere mai.
- Cos’è la verità?
- …
- Secondo te dico…cos’è la verità.
- Non so…E’ come uno svelare credo... Rendere palese qualcosa. È credere follemente in un gesto capace di attenzione e di giustificazione. È senza dubbio alcuno un gesto d’amore, di senso verso l’ovvio. È credere di poter gestire un qualcosa con la sola forza dell’amore. Si cerca la verità se si è avuta in mano altrimenti è un sogno ridicolo…patetico. È la peggiore delle realtà.
Si muove con aria rassegnata nel mezzo del mezzo metro di spazio vitale che la piccola macchina blu gli concede in quel momento. Fa freddo. Si annoda la sciarpa colorata come meglio può, cercando di non fare entrare quel gelo che nel frattempo appanna i vetri rendendoli argento, separandoli dall’altro mondo che continua ad essere battuto da questa pioggia di fine gennaio.
- Io ti ho amato…
- Lo so ma adesso basta…non ce la faccio più.
Gli sguardi fanno il gioco del non incontrarsi mai. Dalla fiala di vetro esce un sorso di pazienza, per calmare il cuore, renderlo meno frenetico, risanandolo. Escono gocce di veleno che poco per volta calmano i brividi, riempiono i vuoti. Le tempie iniziano a battere sempre meno e l’argento dei vetri si fa di squame. La testa si fa leggera e parte per chissà quale posto straordinario dove continuare a fare rivivere quelle storie e quei desideri che la pioggia di gennaio ha reso inutili e moribondi. Parte la testa e arriva sull’oceano dove la forza di un ricordo colora di bronzo la scena che si ripete, sempre, su quel pontile, a cristallizzare quelle parole, quell’amo ti, sempre e per sempre, rendendolo indelebile come fotografia rubata al tempo grazie al gioco di chimica e luce.
- Mi manchi...tocco la tua assenza
- E’ tutto così sbagliato.
- Io ti amo…
- Ed io no…non più. Basta.
Le gocce escono dalla fiala iniziano a fluttuare nello spazio minimo che si riesce a gestire. Si muovono leggere e gli entrano in gola incontrandosi, scontrandosi con quelle lacrime che si staccano dagli occhi e iniziano a danzare anche loro creando nella macchina un gioco di mille gocce colorate, quelle viola, del veleno di fuori, quelle bianche del veleno che è in lui, che si perde sotto forma di lacrime e rumore rosa. Va in testa un esplosione, come spettacolo di stelle. Un esplosione che ricorda un primo respiro dopo tanto dormire di coma indotto. Una gioia infinita. Un turbine di suoni e colori, gocce intorno che muovono sempre più veloci, lacrime veleno e pioggia entrano nello spazio e lo avvolgono sotto le note di un esplosione memorabile sempre più veloce fino a farne una sfera di colore sotto questa pioggia in(f/v)ernale.
- Sei e sempre sarai…
- Vivi la tua vita…ti prego, non odiarmi. Adesso basta. Vivi. Respira. Di nuovo. Ti prego…
- Dimmi solo perché. Dove ho sbagliato.
- Non hai sbagliato niente tu. Sono io. Sono fottuto.
- Non lasciarmi.
- Ci rivedremo. Non ora. Non qui. Non piangere. Ti prego.
Si muove nel sonno drogato come mosso da puntura di spillo. La ragazza ascolta il cd che suona in macchina, ad occhi chiusi lei adesso col cuore più caldo, meno frenetico. Senza paura più. Lui si muove dal fastidio delle immagini che gli si presentano sempre. Apre gli occhi, lucidi da chissà quanti mari visti in sogno e vomitati da pianti sottili. I vetri sono completamente annebbiati. Vede lei. Cappotto a scacchi. E non si muove. Sorride. Non è solo. Non più. Muove le mani avvolte in una sciarpa grossa, calda. Spille colorate e bottoni sulla borsa di lei, sulle gambe di lei. Explosions in the sky. In quella macchina.
Due storie che si trovano. Due solitudini che si scontrano.
Richiude gli occhi. Lei è ancora lì.
Sorride come lui sa, testa in fiamme. Cuore assente.
Va bene così.

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