Ultra Orange & Emmanuelle - Don't Kiss Me Goodbye
Poi improvvisamente è caduta la linea. Sono rimasto per un po' a guardare il ricevitore, che tenevo ancora in mano. Come fosse esso stesso un importante messaggio da decifrare. Il suo colore, la forma, sembravano avere un significato particolare. Poi ci ho ripensato, e ho riagganciato. Mi alzo a sedere sul letto, aspettando che il telefono squilli di nuovo. La schiena appoggiata alla parete, metto a fuoco un punto nello spazio davanti a me, e respiro lentamente, senza far rumore. Continuo a verificare i raccordi tra un segmento e l'altro del tempo. Il telefono continua a non squillare.
Un silenzio che non offre promesse continua a riempire lo spazio all'infinito.
Ma io non ho fretta. Non c'è bisogno di affrettarsi. Io sono già pronto.
Posso andare in qualsiasi posto.
E così?
Esattamente così.
Mi alzo dal letto. Tiro una vecchi tenda bruciata dal sole, e apro la finestra. Metto fuori la test e guardo in alto, verso il cielo. Lì è sospesa una mezza luna color muffa, perfettamente visibile. Per me è sufficiente. Vediamo tutti e due la stessa luna nello stesso mondo. Siamo legati alla realtà da un'unica linea. Basta che riesca a trascinarla piano piano verso di me.
Poi allargo le dita e guardo fisso il palmo di entrambe le mani. Vi cerco tracce di sangue. Ma non ce ne sono. Non c'è l'odore del sangue, nessuna rigidità. Il sangue dev'essere già silenziosamente riassororbito.

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