venerdì 16 gennaio 2009

Too much poison come undone

In Aria
Kaki King - Can Anyone Who Has Heard This Music Really Be a Bad Person?

Una febbre improvvisa.

Una di quelle che ti lasciano incapace di articolare pensiero e parola tanto lo stordimento e il grado di prostrazione. Resto fermo così. Con un corpo caldo da poche ore e già che arde per un gioco macchinoso fatto di stimoli endogeni ed esogeni che risponde ad una chimica astrusa, troppo perfetta per me, che parla di reazioni e risposte naturali, quando adesso per me di chimico ed ovvio non resta che il nulla.

Ovvio che.

Sento un tremore lungo le mani. La gamba ferma nelle sue fasce. E la testa incapace di gestire quanto ancora mi resta. Un tutto fatto di attese per qualcosa che non voglio, che non vorrei, che non occupa nulla di me. Nulla in me.

Una febbre inaspettata.

Sono in me e mi vedo doppio. E penso al me di ieri. E sono doppio.
Ho così paura. Di tutto. Un vuoto che sa di fumo, che mi toglie respiro e sbatte il cuore a mille, ad ogni ora che non c’è più. Che non tornerà e che adesso vivo nel panico e nell’arte.

Strano che.

Mi immergo nel fango di una città che schifo.
Mi imbratto del sangue di gente onesta.
Mi uccido poco per volta, per sentire piano il mio di-venire che salta lento altrove.
E poi un piano che suona, una scogliera ferma nella storia battuta da un vento freddo e gelido.

Una febbre impensata.

Mi sveglio da un coma che ho vissuto cosciente. Sentire passare le ore sul proprio corpo. Sentirlo cambiare col passare delle ore. Vederlo diverso. Far finta di non riconoscerlo sotto il tormento del tempo. E non fare niente per. Vivere uno stato comatoso di coscienza incosciente. Vedere le ossa delle mani che escono di fuori, sentire le costole sotto uno strato di polvere e seta, giocare con i tendini a stirarli al massimo, palpare le vene e vederle blu su un foglio di pelle bianca. Toccare una testa tonda e rasata e sentire le tempie che urlano e che strillano per farsi spazio fuori. Altrove.

Sicuro che.

Chimica anche questa.
Il corpo si ribella.
Vomito e sanguino.

Una febbre istantanea.

Di quelle che ti lasciano fermo nel letto ad abbracciare un ricordo caduto nel vuoto. E mi vedo doppio del doppio a distanza e all’infinito. Non mi ritrovo più. Non so dove andare, cosa guardare cosa non fare. Chiedo aiuto, ma nemmeno mi sento.

Certo che.

Sorriderei.
Stavolta.
Del veleno che.
Sorriderei.
Stavolta.

Del veleno in me.


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