In Aria
Saxon Shore - May 26
Dormi e sei bello mentre dormi, sei sempre tu, un po’ storto, come certi bambini che pare lottino durante la notte contro chissà chi o cosa. Mi avvicino a te, mi sdraio sulle coperte, infinite coperte, e avvicino il mio respiro al tuo. Lo sento caldo in faccia e quasi sorrido della tua inconsapevolezza e debolezza del momento.
Sentire il tuo battito mentre dormi, calmo, al caldo, sotto le coperte, infinite coperte per sfuggire al gelo di una casa nell’aria d’inverno. Sentirlo leggero, cadenzato, semplice e setato. Poggiare la testa sul petto e farsi piuma per non svegliare, per rimanere così ad ascoltare la vita che ti fa uomo e ti rende anima viva e santa ad occhi verdi e lucidi. Muovere una mano mentre il sonno ti porta eroi ed incubi, e poggiarla con paura sui tuoi capelli tristi e profumati. Credere che sarai sempre così, bello e piccolo dentro un letto caldo nel cuore di una notte che profuma ancora di balsamo e risate. Ti vedo mentre muovi il corpo, mosso da spasmi o paure della notte e ti credo oggetto di dio sceso in terra per me solo, come regalo, forse giusto, forse no, ma ne godo a pieno lo splendore e la gioia che mi riempie gli occhi di acqua e sale.
Mi siedo sul letto mentre ti chiudi e il tuo corpo si fa pugno tra le lenzuola per il freddo che ancora ti tocca le ossa. Ti guardo così e sono felice, perché per me sei e sempre sarai il mio piccolo amore dentro un letto sotto coperte che non ci riscaldavano mai, con una borsa termica colorata ed un bottone a forma di cuore. Ti guardo e ti trovo così nelle mie giornate di adesso. Ti ritrovo in quel letto grande,troppo per te solo. Ti lego a me nel sonno con fili invisibili forti come funi, mentre mi alzo dal letto, piano, per non toccare il tuo sonno, per non spazientirlo. Sono in piedi in mezzo alla tua stanza blu. Il tuo corpo si muove come mosso da brividi, mi avvicino e ti alzo le coperte. Ti sfioro la testa mimando il gesto del toccare. Ti bacio la nuca e ti giri, mi sei davanti e ti bacio la fronte e le labbra, in maniera lieve, leggera come nuvola e sorridi, così, nel sonno.
Mi allontano dal tuo letto chiedendo al mio corpo di non far rumori, di quelli involontari e di farsi nebbia, per dissolvermi.
Mi faccio polvere e ti vedo nel sonno come luce calda e forte. Mi avvicino alla porta, piano, per uscire. Per lasciarti così. Sereno e santo. Mentre sogni di me che non sono tuo più.
Esco dalla stanza. E mi ritrovo nel gelo di una scogliera battuta da un vento che viene da nord, che sempre batte da nord. Chiudo la tua porta e mi trovo bagnato da pioggia gelida di Gennaio, su una roccia, nel mezzo del nulla, che sembra darmi ricordo di qualcosa. Mi ritrovo solo con sotto il mare che pare muovere la sua rabbia contro questo posto, che forse conosco, come altro, come sogno nel sogno. Attraverso un pontile al riparo dal graffio gelido dell’inverno, salgo scale, interminabili e vedo dall’alto la tua stanza blu sulla scogliera, cubo d’amore e ultimo rifugio. Dove sempre ti ritroverò. Dove potrò sempre tornare mentre tu dormi, senza distrarti e disturbarti mai. Sempre lì, fermo nel tuo sonno di bambino che lotta contro chissà chi o cosa.
Volto lo sguardo ti lascio indietro, so dove sei e sempre sarai.
Il mare si incazza ed io cammino col mondo e il tempo a me contrari.
Proseguo lo stesso e lo stesso sempre resterai.
0 commenti:
Posta un commento